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Monociclo Monopassione Monomania
Inserito il 19 novembre 2007 alle 14:20:26 da Rododlfo.

...

MONOCICLO, MONOPASSIONE, MONOMANIA

Ho avuto spesso voglia di imparare cose nuove e la curiosità umana mi pare del tutto naturale.
Un soggiorno al mare, a Cavi di Lavagna era il premio per la maturità. Sarebbe stata una vacanza e insieme un'occasione di lavoro. La zia Teresa, proprietaria dell'albergo aveva sempre bisogno di qualcuno che desse una mano nelle cose più semplici. Mi sarei occupato della macchina del caffè, al bar dell'hotel. Il compito era limitato a un'ora di lavoro dopo i pasti, al momento del caffè appunto. Tutto l'altro tempo sarebbe stato dedicato ai bagni e alle scorribande con gli amici. Ma anche per studiare.


La più bella ragazza dell'albergo, Greta una tedeschina con due tette mirabolanti, mi guardava con occhi teneri e innocenti e io dovevo rispondere con sguardi altrettanto dolci, quando avrei voluto divorarla con gli occhi e affondare le mani nelle sue tette prodigiose.
Ogni stimolo è buono però per esaltare la mente. Non spiaccicavo una parola di tedesco, per cui la conversazione era limitata allo scambio di qualche frase convenzionale in uno stentatissimo inglese. Conquistata una grammatica tedesca, ho cominciato a studiare accanitamente.
Ho sempre creduto troppo nella comunicazione verbale, trascurando quello che suggerivano gli amici.
-Acchiappala al buio e spremile le zucche.-
Pensavo a questa soluzione preferendo però in fondo vie più diplomatiche. La diplomazia però, se il dialogo è protratto troppo a lungo senza arrivare a conclusioni concrete, può fregare. Lo dimostrano tutte le snervanti trattative della scena politica internazionale.
Mentre stavo mettendo a punto la strategia per un attacco, frontale si, ma elaborato e ben rifinito, qualcuno più sveglio di me aveva proceduto a una battaglia campale più diretta conclusasi con un corpo a corpo molto reale con Greta.
La mia grammatica tedesca finì alle ortiche insieme alla tonaca del mio amico Adriano che nel frattempo aveva lasciato il seminario. Ma questa è tutta un'altra storia che non c'entra niente e lascio perdere.


Altre imprese simili si sono concluse in modo altrettanto inglorioso come il mio proposito di imparare l'arabo o l'altro di cimentarmi con un pianoforte. Col risultato che il pianoforte è diventato per me davvero arabo.


Con il monociclo tutto è andato diversamente. Un pò perché ho sempre amato certi exploit. Da bambino potevo stare in equilibrio su qualsiasi cosa, più a lungo di altri, più avanti ho arrampicato in montagna senza patire le vertigini, nel mio lavoro ho potuto percorrere ponteggi a qualunque altezza senza imbarazzo. Per questa ragione ho sempre sognato e mi pareva la cosa più semplice del mondo di poter pedalare su un monociclo. Ero sicuro di poter salire e andare, mi ha fermato per anni solo l'impossibilità di averne uno,di sapere dove si acquista, di farmelo costruire dal ciclista della mia strada.
Così che la prima volta che ne ho visto uno nella vetrina di un negozio di giochi per grandi, sono entrato deciso. Non ho chiesto nemmeno il prezzo, ho detto solo : -lo voglio.-


Ero adulto da un pezzo e fuori tempo massimo per imparare, almeno secondo il parere degli esperti e certo secondo la valutazione del venditore che dopo avermi gonfiato il pneumatico mi aveva prevenuto: -guardi che non posso ritirare merce di ritorno perché non ho spazio e poi perché io vendo solo il nuovo.-
Non avevo però dubbi, avrei imparato ad ogni costo, anche a dispetto di mia moglie che mi aveva guardato con occhi di compatimento e un mesto: -non imparerai mai.-


In città non avevo mai incontrato nessuno che conoscesse l'attrezzo e mi potesse dare qualche indicazione. Certo l'oggetto è talmente essenziale da proporre esso stesso le indicazioni utili. Il dover imparare da soli ha lo svantaggio di non consentire confronto con le capacità di altri e creare lo stimolo essenziale per progredire. L'oggetto guardato dall'esterno fa pensare che in fondo, se uno riesce a fare la prima pedalata con energia e ad avanzare, l'equilibrio viene da solo ed è fatta.


Quando di prende l'oggetto tra le mani invece si capisce subito il suo cattivo carattere.
A differenza di altri oggetti che bene o male hanno una loro autonomia, un paio di sci sta assolutamente tranquillo sul pavimento del soggiorno, una bicicletta lasciata a se stessa cade solo in due direzioni, a destra o a sinistra e appoggiata al muro se ne sta ferma, il monociclo è sempre inquieto. Lasciato a se stesso cade in tutte le direzioni, la sella non conserva per niente al mondo la sua posizione e lui, anche appoggiato al muro cade inesorabilmente. Il cattivo carattere è proprio della sua natura. Solo afferrandolo si capisce che il suo equilibrio non esiste, trova quiete solo adagiato a terra e a questa posizione tende ostinatamente a tornare insieme al suo cavaliere.
Solo l'equilibrio naturale dell'uomo e quello aggiuntivo conquistato con l'esercizio, possono trasferirsi al sistema inscindibile uomo-monociclo.
Il sistema ha un baricentro molto elevato rispetto al punto di appoggio che sono i pochi centimetri quadrati del pneumatico a terra.
In queste condizioni l'equilibrio statico non è possibile. Esiste solo un equilibrio dinamico temporaneo che si ottiene mediante il lavorio relativo e della forza sbandante, la gravità, e della forza raddrizzante, l'azione dell'uomo sui pedali. La temporaneità dell'equilibrio, diventa col tempo e l'esercizio una condizione prolungata quando non anche duratura.
 In sostanza, senza troppo disturbare la dinamica, in ogni istante passato sul monociclo, si creano le condizioni di una caduta e questo per lo spostamento di G, centro di gravità del sistema rispetto al punto di appoggio. A questa possibile caduta l'uomo oppone un'azione di riequilibrio attraverso i pedali e questo di seguito, istante per istante.
In sostanza nel tempuscolo elementare, al lavoro di un momento sbandante deve corrispondere il lavoro di un momento raddrizzante di uguale e opposto valore, per ristabilire  l'equilibrio. Per l'efficacia del lavoro raddrizzante non deve accadere che lo sbandamento in ogni singolo istante sia tanto eccessivo da non poter più essere recuperato.
So di aver esagerato con le considerazioni pseudoscientifiche ma fa parte del mio DNA di nato sotto il segno della vergine di spaccare il capello a metà. Sarei capace di scrivere un trattato di ottocento pagine sulla tecnica corretta per infilare il filo nella cruna di un ago.
Quel che c'è da capire è che su un monociclo non c'è mai pace. Non esiste l'istante di rilassatezza che fa correre la bicicletta con i pedali fermi e lo scatto libero. L'equilibrio sul nostro attrezzo è un continuo contrasto alla caduta ottenuto in ogni momento con l'azione implacabile dei pedali a scatto fisso.
Tutte le considerazioni che precedono derivano dall'esperienza , dalle domande che uno si pone e dalle risposte che riesce a darsi.


Se avessi conosciuto a fondo tutta la problematica e se qualcuno me l'avesse prospettata con tutta la pedanteria mia di ora,il monociclo sarebbe rimasto sicuramente nella vetrina di Roberto.
Ma ormai lo avevo acquistato. E questa è l'unica vera raccomandazione da fare. Se si vuole davvero imparare bisogna acquistarlo, tenerlo vicino, accarezzarlo, provarlo decine di volte al giorno anche solo per pochi minuti, convincerlo a fornirci la chiave per capirlo non con l'intelligenza ma con l'istinto ed il feeling.
Averlo vicino, con in più la beffarda considerazione della compagna,  -non imparerai mai.- è il viatico giusto per imparare.


 Ci sono dei libri che citerò in bibliografia che si dilungano sempre in parti preliminari e sulla tecnica costruttiva dell'oggetto, sull'abbigliamento necessario, su tanti dettagli inutili, libri che poi si articolano prolissamente su esercizi evoluti e impossibili, su tante opportunità d'uso che sono fuori dalle possibilità ordinarie. Libri che però trascurano la parte essenziale, quello che uno vorrebbe davvero sapere per vincere la delusione derivante dalle prime difficoltà. Si perché l'inizio è fatto solo di delusione e non può essere che così.
Ogni altro sport  può essere deludente ma in genere nel giro di qualche ora comincia a dare un minimo di soddisfazione. Gli sci appena calzati danno dei problemi ma scivolare un poco è naturale e cadere qualche volta fa parte del gioco. La tavola da windsurf è difficile da domare ma bene o male galleggia e con un poco di costanza, nel giro di un'ora si può imparare a tenere un boma e a fare il primo bordo. Il monociclo, niente. Provare e riprovare non sembra all'inizio dare risultato alcuno. I più fatalisti come me sembrano pensare  che dal semplice contatto con l'oggetto possano nascere le condizioni automatiche per una riuscita. E un pò è così perché anche da tanti frustranti tentativi falliti nasce inconsciamente l'automatismo corretto.


Mi dicevo, vedere altri sarebbe fondamentale. Infatti se in città esistono altri monociclisti o meglio ancora se si trova una Scuola di Circo che possa insegnare, il fatto stesso di trovarsi in un gruppo che tenta le stesse cose, dà i migliori risultati. Ho imparato da solo, senza esempio alcuno perciò  con grande dispendio di tempo. Ho imparato  anche tutte le cose da non fare.
Il più grave errore mio, quello di cercare un'eccessiva sicurezza. Paramani, paragomiti, ginocchiere e un paio di racchette da sci. Con queste è facile trovare l'equilibrio per andare ma diventa poi impossibile abbandonarle, per cui bisogna ricominciare tutto da capo. Chi ha una maggiore audacia impara più facilmente. Rischia qualcosa in più ma si accorge in fretta che la caduta vera è evitabile con un balzo in avanti. A cadere quasi sempre il solo monociclo, con danni alla sua sella , ma la pelle si salva.


La mia amica Ines, una donnina con un coraggio da leone ha imparato ben più rapidamente di me. Ha potuto fruire dei miei tanti piccoli suggerimenti e soprattutto di un'indicazione fondamentale.
Se uno potesse avere a disposizione  un corridoio tra due corrimani orizzontali alla giusta altezza,
potrebbe fare i suoi tentativi cominciando ben aggrappato. Al primo miglioramento dell'equilibrio, potrebbe far scorrere le mani allontanandole per piccoli tratti. Migliorando arriverebbe in fretta a percorrere il corridoio con le mani del tutto discoste dal sostegno. Il passo successivo, di procedere sul terreno libero sarebbe  a portata di mano.


Un posto simile a Milano esiste ed è lì che ho portato Ines.  Si tratta dei corridoi per incanalare il pubblico in entrata allo stadio di San Siro. Ines ha imparato qui e ha imparato troppo bene perchè ora riesce a scendere anche tre gradini di fila. Certi sabati pomeriggio, quando tutta Milano è per la strada, mi chiama per una scorribanda in centro. La sua passione è passare tra la folla facendosi largo sul monociclo a forza di fischi che riesce a fare con le dita alla bocca. Mi vergogno come un ladro ma è troppo divertente riuscire a evitare i passanti con giochi di equilibrio.


Qualche pericolo esiste ovviamente come quella carrozzina che di colpo mi ha attraversato la pista ciclabile. La mammina distratta ha letteralmente bloccato il mio percorso. La mia unica possibilità di salvezza, quella di saltare in avanti travolgendo il bambino. Impensabile ovviamente e per giunta a rischio di linciaggio. Ho tentato quindi un bloccaggio impossibile con contorsione e tuffo carpiato laterale. Risultato una mano fratturata.
Con le dovute cautele comunque i rischi sono solo immaginari.


Per imparare, date le scarse soddisfazioni iniziali, l'essenziale è la determinazione e l'imperativo che può venire dal semplice fatto di aver investito dei soldi in qualcosa che difficilmente può essere riciclato come dono di Natale, anche a un nemico.
Imparare è dunque possibile. Bisogna tuttavia tenere presenti i fattori essenziali di apprendimento e la cosa può avere un certo interesse perché investe tanti tipi diversi di abilità e tante diverse discipline. I fattori sono riassumibili così:
1) le motivazioni, cioè l'input iniziale
2) le condizioni, luogo e tempo in cui può iniziare la pratica
3) il metodo di insegnamento o di autotraining
4) le attitudini motorie e le esperienze differenti nel campo dell'equilibrismo
5) l'età, L'età giusta per imparare é l'adolescenza e anche prima. 
Se tutti i fattori enunciati sono verificati, si realizza l'ottimizzazione del risultato. Al venir meno di uno o più fattori decisivi deve corrispondere una valorizzazione aggiuntiva degli altri elementi in gioco. A un'età non più verde e quindi a una certa condizione sfavorevole deve corrispondere un altro fattore esageratamente forte, ad esempio una motivazione importante.
Per mia esperienza, l'aver imparato a un'età non certo indicata è stato consentito da una motivazione forte e da una buona attitudine motoria derivante dalla pratica di tanti sport in cui è particolarmente significativo l'equilibrio, come il windsurf cosiddetto "radical", lo sci, lo snowboard , il pattinaggio su ghiaccio e a rotelle.
L'importante è anche l'attitudine ad accettare  la delusione che deriva dalla pratica del juggling. Un giocoliere come me, sa bene che l'apprendimento anche di una semplice nuova routine passa attraverso ore e giorni di insuccessi, di tentativi falliti, di delusioni.
Solo la reiterazione infinita e paziente del gesto e una specie di maturazione involontaria per abilità nuove, porta ai primi risultati. Solo la ripetizione ossessiva di un gesto corretto porta al consolidamento del risultato e alla formazione dell'automatismo che crea la fluidità e quindi la meraviglia di chi osserverà. Tutto è nello stesso tempo difficile da acquisire e apparentemente facile da realizzare, quando tutti i passaggi siano avvenuti secondo gli schemi più razionali e logici. Si documenta comunque l'apprendimento abbastanza rapido del monociclo da parte  di un uomo di sessantasei anni e perfino di un cieco.
Mantenere poi l'abilità conquistata sarà solo questione di esercizio. Proprio l'esercizio consente di tradurre in movimenti efficaci automatici tutti i provvedimenti necessari a mantenere una condizione di equilibrio per sua natura instabile.
Da qualche altra parte ho ricordato una cosa importantissima.


L'uomo, come del resto altri esseri, è per natura un acrobata e un equilibrista. La più grande e audace esperienza del genere, è quella del bambino che senza spiegazioni verbali ma solo sulla base di un valore fissato nel DNA e nell'esempio degli altri, conquista senza troppi problemi, la posizione eretta. Una posizione acrobatica che consiste nel mantenere e nel riportare il proprio centro di gravità entro la esigua base di appoggio rappresentata dai piedi. Camminare e correre è mettere in gioco l'equilibrio conquistato con cadute in avanti continuamente corrette e controllate. Tutti siamo degli acrobati, anche molti sfortunati che nascono con  grandi problemi intellettivi ma che tuttavia imparano a camminare e a correre.
Siamo acrobati e continuiamo spesso ad esserlo fino a tarda età, fino a quando a impedircelo non sarà tanto l'equilibrio ormai precario ma malattie degenerative come artrosi e reumatismi. Tutti possiamo esasperare le nostre innate possibilità infatti tutti o quasi impariamo un altro gesto acrobatico, quello di andare in bicicletta. Cioè la possibilità di mantenere l'equilibrio non solo su una ristretta base rettangolare, quella dei piedi, ma su una semplice linea. Quella che unisce i due punti di appoggio dei pneumatici.
Perché non imparare l'equilibrio su un punto solo? Pare impossibile ma si può fare. Basta provare  e crederci.


Bisogna sapere però che anche questo non è un punto di arrivo ma solo una nuova partenza. Si può fare di più.
Mai sentito parlare dell' Extreme Wheel?  E' un monociclo senza la sella, in cui si pedala stando ritti sui pedali. Difficile ma possibile.
Pensate sia il limite assoluto?
Allora non avete mai avuto modo di vedere in un Circo l'Ultimate Wheel, una ruota senza pedali e solo con due mozzi sporgenti. Qui si avanza solo col dondolio del corpo. Di più per ora non riesco a immaginare. Buon divertimento a tutti.


BIBLIOGRAFIA
Jack Wiley  - The complete book of uniciclyng -   edit.  Slipaz Publishing Company of California
Jack Wiley  - Divertirsi con l'uniciclo -                        edit. TROLL Libri  di Vicenza
Sebastian Hoher  -Uniciclyng from beginner to expert-  edit. Butterfingers


Commenti
1 Commento - 5/5 - Voti : 1
Inserito il 28 dicembre 2007 alle 18:23:06 da Simonita.  5/5
 
mitico! è rassicurante e incoraggiante per chi comincia Smiley

 
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